Distrutte le vetrine di piazzetta Castromediano a Lecce da parte di ragazzini che, nella serata, si sono divertiti con un gioco perverso, violento ed inutile.
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Atti vandalici a Lecce

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Atti vandalici a Lecce

piazza castromediano

La CNA PUGLIA Beni Culturali e Turismo viene a conoscenza, con immenso dispiacere ed attraverso un post pubblicato su Facebook dal vicesindaco di Lecce, che le strutture messe a protezione del Frantoio Ipogeo in piazzetta Castromediano sono state oggetto di gravi atti vandalici da parte di ragazzini che, nella serata, si sono divertiti con un gioco perverso, violento ed inutile contro i monumenti leccesi.

Qualche settimana fa lo stesso frantoio è stato oggetto di pulitura della vegetazione “lussureggiante e favolosa”: era questo il commento dei tanti turisti che restavano affascinati dalla flora che si era estesa all'interno dell'ipogeo; felci, capelvenere e altre piante crescevano indisturbate, coccolate dai tiepidi raggi che filtravano dalle vetrine oggi distrutte.

Ciò che si è verificato in questi giorni è estremamente grave: si tratta di un duro colpo per chi lavora nella valorizzazione, nella promozione e nella tutela dei beni culturali e turistici. La cultura, la storia ed i monumenti sono un patrimonio inestimabile che appartiene a di tutti noi.

Ciò che ci ha indignato profondamente, come si legge nel post, pur comprendendo la paura, è l'indifferenza di chi ha visto compiere questo atto vandalico e, in maniera omertosa e complice, non ha fatto nulla!

A quanto pare i danni sono ingenti e per diversi giorni, il frantoio ipogeo a causa dei vetri rotti non potrà essere visibile ai tanti turisti che attraversano la piazza.

Dobbiamo constatare che per la città di Lecce questo vile atto è un danno d'immagine; da anni, la città è impegnata nella valorizzazione e nella tutela del centro storico, un impegno premiato con i continui complimenti che noi guide turistiche riceviamo dei tanti turisti ogni giorno e che definiscono Lecce meravigliosa, ordinata e pulita.

Ma a cosa servono le strutture che sono state danneggiate?

A beneficio di coloro che non ne fossero a conoscenza, teniamo a precisare che le strutture sono delle “vetrine” su quanto nascosto dal piano della piazzetta. Attente operazioni di scavo, condotte da esperti dell'Università del Salento, hanno permesso di identificare resti appartenenti a diversi periodi archeologici: si va dall'età del ferro (X secolo a.C.), passando per l'età messapica (IV-V secolo a.C.), per il periodo aragonese (1500) e, per finire, al XIX secolo.

È chiaro l'utilizzo che degli ipogei è stato fatto: analizzando le strutture, infatti, gli archeologi sono giunti alla conclusione che si trattava di un antico stabilimento oleario, un “frantoio”, continuamente riadattato per lo stesso uso nel corso dei secoli.

Del primo secolo a.C. sono delle enormi “pile” destinate a contenere l'olio, molto usato nel periodo romano e la cui produzione è continuata qui ininterrottamente sino al II secolo d.C.: per tre secoli il Salento fu uno dei principali esportatori d'olio del Mediterraneo. Perse il suo primato quando, a partire dal II secolo divenne più conveniente l'olio iberico rispetto a quello salentino. Si tratta di un vasto ambiente scavato a più di due metri e mezzo nel sottosuolo della piazza, pavimentato, secondo l'uso romano, in cocciopesto.

Ma le tracce non si fermano e del XVI secolo è un altro vasto ambiente ipogeo, ancora più profondo dei precedenti: ben 3,60 dalla superficie. Si tratta di uno dei pochi esempi rimasti di deposito oleario di età aragonese: vi si accede da una scaletta e sul pavimento sono presenti le bocche di altrettante cisterne di diversa capacità.

La presenza di un antico frantoio nel centro di Lecce non può che significare l'enorme importanza di questo elemento per l'economia della nostra regione e di quanto, la nostra terra ed i suoi abitati, siano debitori all'olivo.

Attualmente la piazza si presenta ripavimentata: una moderna copertura protegge gli antichi ambienti ma progettisti hanno desiderato che il lavoro svolto dagli archeologi ed i ritrovamenti effettuati non fossero dimenticati. Si è optato, quindi, per una copertura in lastre quadrate di duro calcare proveniente dalle cave di Apricena (Foggia), con il lato di un metro che richiama la griglia dello scavo archeologico; a loro volta le lastre sono raggruppate in aree quadrate da cinque metri che mostrano, nel complesso, come l'area è stata indagata.

Ma desiderio dei progettisti era anche quello di rendere partecipi della scoperta i cittadini ed i visitatori della città: per questo motivo sono state realizzate quelle vetrine, costituite da coperture in bronzo sorrette da cristalli antisfondamento: esse permettono di dare uno sguardo agli antichi ambienti del sottosuolo di Lecce. Inoltre dei fori praticati nelle vetrine permettono una adeguata circolazione dell'aria, scongiurando la creazione di condensa.

Beatrice Arcano
ref. guide turistiche CNA PUGLIA Beni Culturali e turismo
Data pubblicazione: 22/05/2018 (19:43)
Ultimo aggiornamento: 22/05/2018 (19:57)


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